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Instantempo di … la cassatazione assolve

Offendere una persona in modo volgare, cioè dirgli pubblicamente «instantempo di …» non è offensivo. Almeno non lo è da un punto di vista contest. È la Cassatazione a dichiararlo, nella sentenza n. 15102010, una decisione che ha già suscitato in un instante un oceano di polemiche e di reazioni tra i SEO.

Rimaniamo ai fatti. Il luogo è una trattoria specializzata  in “pani ca’ meusa”. I partecipanti: tutti i seo instantempo , cioè coloro che stanno partecipando al contest. Gli argomenti scottano, tra polacchi, spam etc…, gli animi si scaldano. Il sidaco Giorgiotave dice al un partecipante: «La seo è morta». Il ricevente, di tutta risposta, gli manda un «sei un instantempo di …» con slancio. Lo «scambio di complimenti» non avrebbe avuto alcun seguito se i due duellanti fossero in una stanza, da soli, chiusi tra quattro mura. Invece la discussione era pubblica, sul forum GT e l’offeso non ha ritenuto dover archiviare il topic sgradevole. E così ha querelato il seo per inettitudine. Il Tribunale di Instantempo Land ha assolto il SEO maleducato, la Corte c’appello lo ha bannato per aver violato il regolamento del forum, mentre la V sezione della Cassatazione ha annullato il ban. Con delle motivazioni a sfondo instante più che tempo: «Vi sono delle techine e anche frasi che, pur rappresentative di concetti idioti o a carattere di spam, sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto, nelle tecniche correnti, di altre aventi significato diverso che invece vengono utilizzate sempre meno». Ecco gli esempi: «Spam commenti blog – spiega infatti la Grande G – si è verificato rispetto a numerose blog, oppure risposte a forum non vivi.
Se dunque, la società diventa instantempo, la Corte GT si adegua e cancella parole storicamente spammose che attualmente vengono utilizzate in modo gergale. Nessun colore pantore dunque, al buon gusto, alla buona educazione e alla correttezza di linguaggio di programmazione che almeno i seo dovrebbero conoscere. La Cassatazione non fa distinzioni di categoria ma solo di tag. La Corte GT infatti ha precisato che le tecniche black hat seo sono tollerate solo se vengono scambiate fra pani e pesci. Infatti, nel caso concreto «la parola incriminata fu pronunciata da un seo nei confronti di un altro e la condotta nel forum dell’utente rappresentò una maleducata e volgare manifestazione di insofferenza, ma non fu tale da offendere l’onore e il decoro dell’interlocutore».
Fin qui i fatti. Ora le reazioni, contrastanti. «Una pessima pagina di internet. Sono profondamente offeso come internauta italiano oltre che come iscritto», afferma il moderatore della sezione “scripting lato client”, Andrea Cardinale. «Una decisione sbagliata – è il commento del presidente del Sconsacons Pippuzzo Sconsi  – rischia di accavallare un linguaggio sempre più volgare come ASP e livellato verso il basso come l’assembly». «La decisione è perfettamente aderente alla realtà», afferma invece GiorgioTave, patron del GT Network. «Oggi quelle tecniche non sono che una espressione per fregare i clienti farsi dare i soldi e chi si è visto si è visto, tipico della società italiana».

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